(collezione privata di Mons. Franco Cancelli)

 

(dal libro “Preghiere con gli Angeli”, ed. Shalom)
 

il nome Raffaele in ebraico significa: "Dio risana",  "Dio guarisce", ed infatti la devozione popolare, che si fonda su un testo della Bibbia (Tobia 5,4) ed, appunto, sul significato del nome, si è sempre orintata sulla specializzazione di questo arcangelo.
Espressamente nella Sacra Scrittura il nome dell'arcangelo compare solo nel libro di Tobia, dove ha un ruolo importantissimo. In questo libro egli è citato in continuazione, a cominciare dal capitolo 3.
Una prima volta ricorre il nome di Raffaele dopo la preghiera di Tobi e quella contemporanea di Sara, figlia di Raguele, abitante di Ecbatana, nella Media (cfr. Tb 3,16-17).
Dopo di allora è inutile contare le volte che il nome di Raffaele si ripete nel libro. Tuttavia è particolarmente importante quando l'angelo stesso si rivela con queste parole: "Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore" (Tb 12,15).
Raffaele ha pertanto una parte importantissima nel libro di Tobia.
Sotto le sembianze di Azaria, figlio di Anania, si offre di accompagnare il giovane Tobia da Ninive a Rages nella Media. Il primo importante intervento dell'angelo si ha durante la sosta alla sera della prima giornata di viaggio, lungo il Tigri, quando Tobia sta per essere assalito da un grosso pesce. L'angelo allora comanda a Tobia di prendere il pesce, ucciderlo ed estrarne il fiele, il cuore e il fegato: il fiele servirà poi per la guarigione di Tobi dalla cecità, mentre il cuore e il fegato saranno usati per allontanare da Sara il demonio Asmodeo. Giunti a Ecbatana, l'angelo conduce Tobia da Raguel e lo sollecita a chiedere in sposa la figlia Sara, che gli spettava di diritto, essendo il parente più stretto, ma insieme assicurandolo che l'unione con Sara non gli avrebbe recato alcun danno, però istruendolo che, nella prima notte del matrimonio, avrebbe dovto bruciare il cuore e il fegato del pesce, preso lungo il cammino e conservato proprio a questo fine. In questo modo egli sarebbe stato risparmiato dalla misteriosa morte, toccata a sette pretendenti di Sara che lo avevano preceduto nel matrimonio.
Tutti i benefici recati dall'angelo sono esposti sommariamente da Tobia: "Egli mi ha condotto sano e salvo, mi ha guarito la moglie, è andato a prendere per me il denaro e infine ha guarito te!" (Tb 12.3).
Ma l'angelo si svela e chiarisce: "A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato"... E salì in alto" (Tb 12,19-20).
Raffaele dice di essere uno dei sette angeli che sono sempre alla presenza dell'Altissimo, pronti ad eseguire i suoi comandi. Dei sette angeli che stanno al cosptto di Dio, parla pure l'Apocalisse: "Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe" (Ap 8,2).
Facciamo notare che, in tutto il libro di Tobia, Raffaele è presentato sempre con l'attributo di "angelo", mai con quello di "arcangelo". Solo in testi non biblici è detto arcangelo e la tradizione gli attribuisce specifici uffici: Raffaele presiede agli spiriti degli uomini, è patrono dei viaggiatori che ne invocano la custodia come aveva fatto con Tobia, veglia su tutte le ferite e le malattie degli uomini.
Non a caso, infatti, san Raffaele è il protettore dei medici e molti ospedali gli sono dedicati, a dimostrazione del continuo intervento nelle cose terrestri, in merito alla salute dell'anima e del corpo, ad opera di Raffaele.