L’Ultima Cena

L'Ultima Cena

(fonti varie)

L'icona
I dodici sono riuniti nel Cenacolo a Gerusalemme. L’immagine dell’interno della casa è dato come al solito, dal drappo rosso che si stende da un capo all’altro dell’edificio di fondo. L’icona ritrae i dodici a mensa con Gesù proprio nel momento in cui il Signore dà l’annuncio sconvolgente che uno di loro lo avrebbe tradito: “’In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà’. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: ‘Dì, chi è colui a cui si riferisce?’. Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: ‘Signore, chi è?’. Rispose allora Gesù: ‘È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò’. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: ‘Quello che devi fare fallo al più presto’. Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: ‘Compra quello che ci occorre per la festa’, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte” (Gv 13, 21-30)

Il Cristo
Gesù ha la tunica di porpora e la stola dorata del sommo sacerdote. L’oro e la porpora sono simbolo della regalità, ben diversa da quella umana, come egli stesso dirà a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo…”. La tunica color  porpora indica l’umanità di Gesù, il suo corpo e il suo sangue; il mantello blu, invece, è simbolo della sua divinità. Gesù è vero Dio e vero uomo. Gesù mantiene nella sinistra l’azzima che sta dividendo per darne un pezzetto ad ogni apostolo.                                                    

Gli apostoli
Poggiato sul cuore di Gesù è l’apostolo Giovanni, il più giovane. Pietro, subito dietro Giovanni, gli aveva detto di chiedere a Gesù chi era colui che lo tradiva. Mandano avanti il più giovane perché tutti sono timorosi di fargli quella domanda. Si sentono tutti potenzialmente dei traditori. E infatti così sarà: tutti lo tradiranno in vario modo, l’unico che continuerà a stare con Gesù anche sotto la croce sarà solamente Giovanni, il discepolo che dopo aver poggiato il capo sul cuore di Gesù non vuole più staccarsi da lui. Neanche la minaccia di morte che incombeva sul gruppo dei dodici lo distacca dal cuore del suo Signore. Il dodici sono evidentemente turbati e si chiedono l’un l’altro chi mai sarà questo traditore. Solamente Giuda agisce fuori dal contesto. Mentre gli altri discutono tra di loro, lui, apparentemente incurante della cosa, intinge l’azzima nel recipiente che contiene l’acqua e l’aceto per ricordare le lacrime d’Israele versate durante la sofferta schiavitù in Egitto. È certamente un segno anche quello. Lui, Giuda, sarà causa di un pianto ancora più amaro: la morte della vita! Ma dal suo tradimento Dio saprà trarre un bene ancora più grande impedendo alla morte di vincere. Il Signore, come aveva promesso, asciugherà le lacrime dal volto dei suoi figli per sempre.

La tavola
La tavola ha il colore della terra per indicare che l’eucaristia è celebrata: “Per voi e per tutti”. È la Nuova ed Eterna Alleanza con tutta l’umanità. Sulla tavola si notano le brocche di vino, il pane azzimo, l’acqua per le abluzioni rituali previste durante la Cena Pasquale ebraica, il vassoio, dove sta intingendo Giuda, contenente una mistura di acqua e aceto per ricordare le lacrime del popolo schiavo in Egitto. (In alcune icone è anche raffigurato un coltello. Quel coltello non è messo lì a caso. Il banchetto Pasquale che vede l’offerta della vita dell’Unigenito Figlio di Dio, ricorda un altro episodio dell’Antico testamento: il sacrificio di Isacco. Dio aveva messo alla prova la fede del patriarca Abramo. Dopo avergli fatto dono di un figlio nella sua vecchiaia, Dio gli chiede di offrirglielo in olocausto sopra un monte. Abramo non protesta. Neanche per un attimo lascia trapelare una qualsiasi emozione. La Bibbia non ci tramanda né turbamento, né sgomento e neanche esitazione da parte del patriarca. Solo obbedienza immediata. Narra il libro della Genesi: “Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio” (Gen 22,10-12). ).