Dicono di lei

Maturità di donna e di madre

Le icone che Veronica Bertolla dipinge, o meglio “scrive”, (già, perché le icone si scrivono, non si dipingono), trasmettono all’osservatore attento un forte desiderio per conoscere ed approfondire i significati espressi dalla religiosità trascendente.

Il complesso e paziente metodo di lavoro che occorre per poter realizzare queste opere ha origini antiche e viene scandito da severe regole.

L’iconografia di ogni figura è descritta minutamente con il disegno, campito da un cromatismo dalle tonalità limpide e solari.

Questa giovane artista, dal carattere schivo e umile, comunica, con le sue icone, una intima emozione, frutto di maturità raggiunta come donna e come madre.
Enrico Fornaini


L’Icona come Essenza Vissuta di un Sentimento

Sembianze e parvenze imperlano la simbologia teologica, cosicché l’icona diventa appendice grafico-esplicativa del segno di tradizione cristiano-ortodossa.

Non è una scelta facile quella di Veronica Bertolla, ma una sorta di magica attrazione, siglata attraverso una attivazione storico-sacrale, in cui lo studio della tecnica si accompagna a quello ancora più antico dei percorsi della Fede. Cristo, interpretato nella versione di “Rex Iudeorum” o del “Redemptor Hominis”, pende dalla Croce in tutta la Sua regalità, in cui la sofferenza acquista un valore ultramistico, che si fonde sulla “Lux Mundi” di una maestà infinita.

Queste emozioni primarie Veronica sa coglierle attraverso lo studio di una gestualità linguistica, che si immerge nel “Verbo” per eccellenza: Gesù, o nelle storie della diatriba tra il demonio e San Michele Arcangelo.

La “Mater Dei” è come in Dante: “Vergine madre, figlia del Suo Figlio”, e tutto si ferma in poesia dal sapore antico, trasportata nel terzo millennio, non come arte copia della copia, ma come essenza vissuta di un sentimento.
Prof.ssa Sandra Lucarelli


Arte col cuore e con la testa

Veronica Bertolla è una bella promessa dell’arte pisana.

Ho veduto una sua mostra di icone, alcuni anni fa, in tempi pasquali e mi sono accostata alle sue opere con profondo senso reverenziale, sia per l’argomento trattato e per come era stato trattato.

Ho riscoperto un gusto che pensavo perduto, dopo il mio abbandono delle materie d’arte.

L’opera della giovane artista pisana aveva nuovamente svegliato in me il mio amore per l’arte.

Veronica Bertolla è brava, tratta l’icona con profonda conoscenza di tecnica e con un senso poetico e armonico, che rendono ciò che fa “davvero straordinario”.

Il suo cammino è certo, la sua strada è ben delineata. Veronica fa arte col cuore e poi con la testa.
Iolanda Pietrobelli

 

Ha saputo riportare lo spirito di Cristo tra di noi, per purificarci e farci meditare circa il mistero della vita

L'Artista Veronica Bertolla è una grande Artista veramente singolare.

Ella dipinge.....Icone bizantine, che sono tipici prodotti non tanto dell'Arte quanto della teologia di origine greco-bizantina, quasi sempre attraverso i secoli creati da vecchi monaci barbuti che vivevano, come ancora oggi, in austeri monasteri eremi greco ortodossi, irraggiungibili per la maggior parte della gente.

Invece Veronica Bertolla è una giovanissima, quasi adolescente, donna che ha appunto l'interesse alla loro riproduzione, perfettamente create anche nella loro parte tecnica.

Io credo che la maggior parte delle sue coetanee non ha mai sentito neanche pronunciare la parola “Icona”, anche se sanno tutto su Michael Jackson.

Eppure Veronica Bertolla dipinge le icone con un amore e con un interesse identico ai vecchi monaci barbuti del passato, con la sola differenza che per i monaci le icone avevano metafore e simbologie prettamente teologiche ancor più che religiose, praticamente erano preghiere e atti d'amore verso Dio, mentre per la Bertolla esse sono fulgidi esempi sì di devozione cristiana, che in ogni caso è lontana dalla iconografia sacra che siamo abituati a venerare, e che ella riproduce con una manualità e gestualità sorprendentemente vicinissima all'originale e straordinariamente sentita e viva.

Dunque, a differenza degli antichi maestri greco-ortodossi, Veronica Bertolla crea Arte.

La storia delle icone, della loro genesi, del loro sviluppo e dei loro significati è troppo complessa per poter essere trattata in questa sede. Ma è doveroso dare un brevissimo accenno circa l'evoluzione delle immagini sacre, dopo il Concilio di Elvira del 300 e di quello più significativo di Hiera del 753 che mise al bando con l'iconoclastia tutte le riproduzioni della vita di Cristo e dei Santi.

Ricordiamo solamente che lo sviluppo iniziale del Cristianesimo ebe luogo in medio Oriente, antica colonia greca molto impregnata della cultura ed ideologie ellenistiche circa il sacro e le sue rappresentazioni.

Per i discendenti degli antichi popoli greci, la novità sociale ed ideologica del Cristianesimo impose una revisione iconografica del paganesimo che era, a differenza della più “umana” Roma, legata a concetti di altissima idealizzazione delle immagini degli Dei pagani.

Una volta scadute le immagini degli Dei, la concezione di Cristo uomo-Dio mise in evidenza, naturalmente, la sua Divinità sulla sua umanità.

Quindi la tendenza al non-ritratto realistico ed umano, ma alla visualizzazione della sua Divinità e di tutti i Santi del Paradiso.

Quindi il chiastico logico, Dio - potenza - ricchezza - oro.

Le icone hanno quasi tutte un background non naturalistico ma d'oro, appunto poichè le sacre immagini son riprese nel luogo apposito, il Paradiso.

L'influenza della cultura e arte Bizantina dunque si diffuse moltissimo in buona parte dei territori dell'antico impero Romano e specie in Italia e vi rimase praticamente fino all'epoca di San Francesco che, insieme a Giotto circa cento anni dopo, hanno rivoluzionato in senso “umano” il concetto di Dio, non più padre, padrone, incombente giudice, corrucciato e lontano dall'umanità, di cui temere più che amare, ma Dio fatto uomo, padre sì, ma anche fratello e addiruttura servo dell'umanità!

Con loro e dopo di loro fino ai nostri giorni, in Occidente il Cristo, dunque, cambia radicalmente l'iconografia, mentre rimane pressochè immutata nel mondo cosiddetto slavo greco ortodosso.

Tutto ciò, questo mondo storico sociale culturale così articolato e complesso è stato dunque assorbito, assimilato e fatto proprio, da una giovanissima fanciulla del 2010!

E' sicuramente un fenomeno molto particolare, anche perchè le icone di Veronica Bertolla sono delle meraviglie d'Arte, ma esse, sebbene in altro modo e concezione teologica e storica, sono pervase da una spiritualità straordinaria che è molto vicina al credo occidentale.

Veronica Bertolla, come per magia, ha spolverato l'idealità antica delle icone, rinfrescandone i colori etici e religiosi, illuminando alcuni gialli e gli azzurri, ammorbidendo alcune spigolature iconografiche degli antichi, secondo un sentire occidentale, pur restando fedelissima all'antica iconografia ortodossa, riproducendo addirittura minuziosamente anche il rituale tecnico della composizione dell'icona.

Le icone di Veronica Bertolla sono dei capolavori i cui valori travalicano acriticamente le impostazioni mentali bizantine, intrise come sono, di luminosità e freschezza provenienti dal suo giovane cuore di ragazza.

Per questa ragione esse avrebbero ragione di una grande espansione conoscitiva, con la loro diffusione ad un più ampio e colto palcoscenico di intenditori ed estimatori, quali esempi di Arte colta ed esteticamente sublime, prodotti da Veronica Bertolla, che ha saputo, come fece Giotto settecento anni fa, riportare lo spirito di Cristo tra di noi, poveri ometti superbi ed egoisti, per purificarci e farci meditare circa il mistero della vita.

Giancarlo Alù

 

 

 
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