Tecniche di esecuzione

1. La scelta del legno: per preparare le tavole delle icone deve preferirsi un legno compatto, poco resinoso, privo di nodi e ben stagionato. Il legno preferito dagli iconografi è il tiglio poiché è molto omogeneo, tenero e quindi facile da utilizzare. L’abete, se ben stagionato e ripulito da ogni traccia di resina, si addice perfettamente a questo tipo di lavoro, così come sono indicati anche la betulla, il faggio e il cedro. La quercia e il castagno, invece, anche se ben stagionati, tendono a spezzarsi a causa del tessuto filamentoso. Il compensato marino è inutilizzabile perché la sua impermeabilità pregiudica il colore. Bisogna, infine, evitare anche il truciolato poiché si decompone rapidamente, specialmente in ambienti umidi.

2. I colori: i colori da utilizzare sono pigmenti puri, ovvero polveri di natura minerale od organica, da sciogliersi in acqua e rosso d’uovo (diluito al 50% con acqua), nelle seguenti proporzioni: una parte di polvere, 1 di acqua e 1 di uovo. L’uovo si ricava estraendo il rosso del tuorlo, cercando di eliminare la pellicina esterna e mescolandolo con uguale quantità d’acqua.
Questa tecnica (detta della tempera all’uovo) è in uso fin dall’antichità. L’uovo, infatti, per l’iconografo cristiano viene a rappresentare un messaggio importante: la vita entra nei colori, perché l’immagine sacra riprodotta sia vitale e capace di parlare e portare al mondo la Parola di Dio.
Ognuno di questi colori acquisisce, nel linguaggio iconografico, un preciso significato:
- Bianco titanio = Luce Divina;
- Ocra gialla = Terra, Carne, Umanità; (Uomo = materia plasmata da Dio);
- Giallo cromo = Luminosità;
- Rosso ossido = Umanità;
- Rosso cadmio = Luce, Bellezza;
- Blu oltremare = Divinità;
- Nero ossido = Tenebra, Morte, Peccato.
(Il bianco titanio è più coprente del bianco di zinco, che risulta più trasparente; il rosso ossido è più coprente del rosso cadmio; il blu oltremare è il più solubile tra i vari blu e quindi anche il meglio miscelabile con gli altri colori).

3. I pennelli: è bene utilizzare pennelli di martora; per misure superiori al 6 si possono utilizzare anche pennelli di martora sintetica, mentre per misure fino al 6 è consigliabile l’utilizzo di pennelli di vera martora, anche se meno economici.

4. La doratura: le dorature che si osservano sulle icone possono essere classificate in due grandi gruppi, secondo la loro resa finale:
- la doratura lucente, che crea l’impressione dello specchio. Per tale doratura si utilizza un fondo di terra (il bolo di Armenia) sul quale si applica l’oro libero in fogli.
- la doratura a missione, che dona all’icona una luce calda e vivente.

Questa può essere:
* missione ad olio (Sennelier, Lefranc); deve essere diluita per 1/3 con del White Spirit prima della sua applicazione sulle parti da dorare e il tempo da attendere per la posa della foglia varia da 3 a 12 ore.
* missione ad acqua: il materiale da usare sarà una colla vinilica per dorature, facilmente reperibile nelle mesticherie; per evitare degli addensamenti la missione va diluita con il 30% di acqua. La missione ad acqua è comunque più facile da stendere e non necessita di 24 ore per seccare. Una volta stesa la colla si applicano i fogli d’oro e si lascia asciugare un po’. Poi si rimuove delicatamente l’oro in eccesso con un pennello molto morbido.

Quindi si passa uno strato di gomma lacca decerata, per proteggere la doratura da eventuali deterioramenti. Si può utilizzare l’oro zecchino (24¾ kt) o l’orone, (fogli di lega metal- lica bronzo e alluminio).

Nell’iconografia l’oro, per la sua regalità, rappresenta la Luce Divina, la Soprannaturalità, attribuendo al soggetto riprodotto la caratteristica di non far parte del mondo terreno, ma di quello trasfigurato.

 
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