Madre di Dio di Akhtyr
da: www.reginamundi.info/icone/Akthyr.asp

Madre di AkhtyrL’icona della Santissima Madre di Dio di Akhtyr, apparve il 2 luglio 1739 nel villaggio  di Akhtyr nella regione di Kharkov, a est di Kiev.  
Padre Basilio Danilov, un uomo giusto di grande fede, era il sacerdote presso la chiesa dell’Assunzione di Akhtyr. Basilio voleva provare una nuova falce, così uscì fuori dalla chiesa ove poco distante c’era un grande campo. Non appena cominciò a tagliare l’erba più alta, padre Basilio notò la presenza di un’icona della Madre di Dio che emanava brillantissimi raggi di luce. Lasciando cadere a terra la falce, si inginocchiò ed iniziò a pregare, quindi prese l’icona e se la portò a casa. L’icona rimase presso la casa del sacerdote per ben tre anni. Nessuno poteva rimanere la notte, anche pregando, assieme all’icona perché una inesplicabile forza spingeva qualsiasi persona ad uscire dalla stanza. Una notte la Madonna apparve in sogno a padre Basilio, rimproverandolo perché nei tre anni da quando aveva trovato l’icona, non l’aveva mai pulita. Svegliatosi subito, Basilio corse a spolverare l’icona, poi prese dell’acqua presso il fiume che scorreva lì vicino e lavò l’icona con un panno umido, quindi se ne tornò a letto a dormire. Quella stessa notte egli ebbe un altro sogno, rivide se stesso mentre andava al fiume per prendere l’acqua che aveva usato per pulire l’icona. Maria Santissima gli apparve di nuovo e gli ordinò di conservare quell’acqua presa al fiume, perché con essa avrebbe curato il popolo dalla malaria e dalle forti febbri. Quando la figlia di Basilio si ammalò di malaria, egli, ricordandosi del sogno e dell’acqua conservata, ne diede un po' alla fanciulla da bere, questa migliorò subito fino a guarire completamente. Altre persone ancora riacquistarono la salute in questo stesso modo. Il religioso decise quindi che l’icona non doveva più rimanere a casa sua, ma che la avrebbe tosto portata in chiesa. Il restauro dell’icona fu affidato ad un iconografo di nome Giovanni. Quando il figlio del maestro cominciò a soffrire di malaria, questi si ricordò dei miracoli avvenuti a Basilio, quindi si affrettò a lavare l’icona e raccoglierne l’acqua per poi darla da bere al figlio. Il giovane fanciullo fu guarito all’istante.
Ci furono molti altri miracoli come questo, in seguito. I miracoli dell’icona di Akhtyr furono sottoposti per ben tre volte a diverse commissioni d’esame nominate dal S.to Sinodo.
Nel 1751 il Santo Sinodo certificò l’autenticità dei miracoli, e dichiarò che l’icona era taumaturgica ed operava meraviglie. L’imperatrice Elisabetta fece costruire una chiesa in pietra in Akhtyr e lei stessa donò duemila rubli. San Giuseppe di Belgorod ne benedisse la pietra angolare, mentre la chiesa fu consacrata nell’anno 1768. Lo zar Nicola I ordinò che il primo sabato prima della Pentecoste l’icona di Akhtyr fosse prelevata dalla cattedrale della Protezione e portata in processione fino al monastero della Santissima Trinità
ad Akhtyr. L’icona veniva riportata indietro durante la settimana dedicata a Tutti i Santi. Sfortunatamente l’icona fu rubata dalla cattedrale della Protezione il primo aprile
del 1905. Moltissime copie dell’icona furono fatte prima che questa fosse sottratta.
In occasione del 2 luglio, in moltissime chiese si è ancora soliti benedire l’acqua in ricordo delle guarigioni avvenute dopo l’apparizione della Madre di Dio a padre Basilio Danilov.
Questa icona è abbastanza insolita, e non solo non risulta alcun prototipo da cui questa possa essere stata tratta, ma nella tradizione iconografica non ne risulta nessuna simile. L’immagine è stata dipinta nello stile orientale, la crocifissione di Gesù è dipinta con proporzioni assai più ridotte, come a voler dare un’impressione di profondità in "prospettiva diretta", cosa anche questa insolita nelle icone orientali. La Vergine sembra avere lo sguardo fisso sulla Croce, mentre dolorosamente la indica, il gioco della prospettiva ne sottolinea magistralmente il Suo ruolo di "Odigitria" (colei che indica la Via). Le mani della Vergine, in un gesto del tutto inusuale per l’iconografia ortodossa, sono disposte in modo che i palmi siano uno di fronte all’altro. La mano sinistra, quella del "cuore", sorregge il capo, ne è in pieno contatto. La mano “serve” al capo, da appoggio. Simboleggiando il servizio della Vergine verso Dio “Capo e Re di ogni cosa”. Le dita della mano indicano verso il basso, significando il movimento della Grazia che dall’alto piove abbondan-temente (tutte le dita della mano) sugli uomini, per mezzo di Maria. Le dita della mano destra, “mano della decisione, della volontà” indicano la vera Via, completando questo ideale movimento dell’Amore divino, che dal Cuore di Dio, attraverso Maria, Madre del Cristo, che è “Via, Verità e Vita”, ritona a Dio. Nessuna parola di Dio, il “Logos”, originando dal Suo cuore e scendendo sugli uomini, resta infruttuosa, non ritornerà a Lui
senza effetto e senza aver compiuto ciò per cui Lui la ha mandata (cfr. Isaia 55, 11).
La postura delle dita, della mano destra, della Vergine vuole anche prefigurare la Risurrezione del Cristo e la Sua vittoria sulla morte. Maria in primo piano, è tutta avvolta dal suo manto blu, tradizionalmente simbolo della luce divina. Maria è immersa nella Luce stessa di Dio, fino a divenirne mediatrice per l’umanità, sia nel senso dell’aver portato il Figlio in Grembo, sia per essere Lei stessa amministratrice delle Grazie divine.  Nessuna parte dei vestiti tipicamente rossi, simbolo della componente umana dell’amore di Dio, compare alla vista, sottolineandone ancora di più la componente divina, esaltando così l’Amore di Dio che, per l’umanità da Lui stesso creata, non esita ad immolare il Suo unigenito Figlio. Il volto addolorato della Vergine ci accompagna in muta contemplazione verso il mistero della Redenzione.

Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato,
e non si trovò inganno
sulla sua bocca;
oltraggiato, non rispondeva con oltraggi,
e soffrendo
non minacciava vendetta
ma rimetteva
la sua causa
a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati
sul suo corpo,
sul legno della croce,
perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia.
Dalle sue piaghe siamo stati guariti.



 
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