La Risurrezione di Cristo o la discesa agli Inferi

da: "Le Sante Icone, una nuova interpretazione", di Ephrem Yon Philippe Sers

La Risurrezione di Cristo o la discesa agli InferiSecondo il simbolismo dello spazio in Iconografia, l’universo comprende tre luoghi distinti: il Cielo, la Terra e gli Inferi, luogo sotterraneo nel quale la luce di Dio è assente, e dove giacciono le anime dei defunti. Questa dimora dei morti si chiama Sheol in ebraico, Ade in greco, Inferi in latino. Essa si confonde con l’Inferno, luogo del castigo eterno. “La discesa agli Inferi di Cristo segna il punto ultimo del suo annientamento” (E. Fritsch).                                
Con la sua morte, Gesù apre a tutti le porte del Regno e viene ad estrarre dagli Inferi coloro che erano ancora immersi nelle tenebre della morte e che, come Adamo ed Eva, rappresentando tutti quelli che sono morti prima
di Cristo, attendevano la liberazione. L’icona della Risurrezione, paradossalmente, è quindi più la discesa agli Inferi che non la venuta delle donne mirrofore al Sepolcro vuoto la mattina di Pasqua. Questo tipo di icona si sarebbe imposto a partire dal X secolo, divenendo l’icona riservata ad illustrare questo mistero di liberazione-Risurrezione. Certo, le Scritture non forniscono indicazioni precise per una tale rappresentazione della Risurrezione. Tuttavia se ne possono trovare alcuni suggestivi fondamenti, come questo passaggio della Lettera agli Efesini di San Paolo: “Salendo in alto, Egli ha condotto con sè dei prigionieri, ha dato dei doni agli uomini.
Egli è salito, cosa vuol dire, se non che è anche disceso nelle regioni inferiori della terra? E colui che è disceso è lo stesso che è anche salito al di sopra di tutti i cieli, onde riempire tutte le cose” (Lettera agli Efesini, 4, 9-10).
A questo testo fanno eco la fede della Chiesa e la liturgia.
Il ritornello ripreso nel corso della notte pasquale proclama: “Cristo è risuscitato dai morti, con la Sua morte Egli ha vinto la morte, a coloro che erano nella tomba ha donato la vita“.  
Il Cristo sta al centro della composizione. Egli è animato da uno slancio possente. Il Signore, dopo essere disceso agli Inferi, sta risalendone, strappando Adamo ed Eva alla tomba. Le porte degli Inferi sono come divelte, i chiavistelli e le catene, fracassati, saltano.
L’icona rappresenta il momento preciso in cui sembrano unificarsi discesa e risalita. Il Cristo sta nel mezzo di una mandorla* raggiante che esprime la potenza della Risurrezione che lo anima, e che Egli comunica ormai a tutti gli esseri. Il gesto dello strappo e il movimento di elevazione del Cristo glorioso danno una sorprendente impressione di potente dinamismo, a cui nessuna forza contraria può resistere. Il Cristo risuscitato è realmente vincitore della morte. Si pensi a questo passaggio del libro dell’Apocalisse: “Non temere, sono io, il Primo e l’Ultimo, il Vivente; io sono stato morto ed eccomi vivo per i secoli dei secoli, in possesso della chiave della morte e dell’Ade” (Giov., Apocalisse, 1, 17-18).

* Mandorla: Forma circolare o a mandorla, che circonda il Cristo, esprimendo la Sua glorificazione e la Sua entrata definitiva nella vita divina.

 
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